Fenesta Verde, Giugliano in Campania NA [6.8]
Una foresta di tubi innocenti nasconde l’ingresso – onusto di gloria – della trattoria con le finestre verdi conficcata nel centro di Giugliano, proprio dietro il Duomo. Si sta ristrutturando il piano di sopra per una bella terrazza d’estate: ma il cantiere non impedisce l’avvento di folle di Partenopi alla ricerca di un ristoro, alla fazza di tanti posti in cui fai uno contando te, che sennò sarebbe zero: qui i tavoli sono pieni e toverai posto senza prenotazione solo se è presto.
Niente carta, e Vivande declamate a voce: con la giusta voce, peraltro, asciutta ma non priva di una certa verve.
C’è la trasvolata mediterranea di antipasti: ne arriverà un biroccio, tanto da fare pranzo a sè. Tra le cose “beh!” e le cose “beh…” il Gattò di patate e friarielli vale il viaggio e l’ansia da parcheggio, e la ricotta di fuscella fresca con le noci e deliziosamente dolce. Ciancicando i rimasugli di una portatina un po’ frufrù con i rebbi della forchetta ti capiterà di pensare alla saggia massima “meno, meglio”, sebbene troverai tutto almeno corretto.
Occorrerà mettere mano al moleskine per ricordarne la pletora: buona la scarola con olive e pinoli, discreto il fiore di zucca ripieno, grave la verza con le castagne, buona la frittella con i friarielli, piatto il tortino di zucchine. Abbastanza efficaci i peperoni con carne tritata. Va messa in conto per questo vero e proprio festino un certo gusto per l’opulenza, l’abbondanza, l’onustà: che raramente appaga altrettanto in un pranzo d’affari. Ma di certo le portate sono apparecchiate con il gusto della profferta, e vale.
Immancabile un primo che è un inno alla tradizione: la lardiata di mezzanelli di gragnano. Struggente il sapore grosso del lardo spadellato che avvolge la pasta, cotta al punto: elementare ma non banale, antico ma non vecchio, denso ma non pesante, un piatto di una certa solida poesia. Decisi anche i paccheri con porcini, zucca e sarsiccia, solo meno rigorosi nel progetto.
Cucina saziante, tanto che potrai essere tentato di rinunziare alle pietanze – pur orecchiando parole dolci come “stocco” – passando direttamente alla millefoglie con marmellata di amarena: un dolce molto dolce, financo appoggiato.
Alle pareti tante tante bottiglie di vino, senza possibilità di mescita. L’ambiente è francamente gioviale, e si fa perdonare gli afrori di cucina forse dovuti ai disagi della ristrutturazione. Servizio disincantato.
Spenderai un 40 euri, avendone soddisfazione: ma moderata.

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