Calamarata Faella con Lampuga e olive nere
Tempo di crisi, cucina di crisi: cucina d’avanzi e di pochi minuti, per risolvere in gloriam un pranzo domenicale, o un’occasione con gli amici.
T’è avanzata un certa quantità di lampuga: i ritagli, le nuche, i guancini, le code, i sottofiletti. Rendili a dadini piccoli, in attesa dell’uso.
Nel frattempo fai andare un cipollotto Tropea tagliato sottilissimo con un cucchiaio di buon olio evo e i capperi dissalati e strizzati. Aggiungi appena una mezza tazzina di Marsala per ritirare.
Nel tempo in cui metti a lessare la calamarata di Faella, formato del tutto seducente, passa in padella quattro pomodorini aperti in quattro, e saltali bagnando con un po’ d’acqua di cottura. Ritira la pasta molto al dente e mitigala in padella, aggiungendo la lampuga fatta a dadini e le olive nere snocciolate. Certo, sarebbe meglio facessi l’opera in proprio, con olive messe in salamoia da eunuchi frigi in una notte di luna piena: ma per stavolta ti arrenderai all’evidenza commerciale.
Se necessario ammolla la pasta in padella con altra acqua di cottura, tenendo la fiamma viva per qualche minuto. Via dal fuoco aggiungi il prezzemolo e rigira bene.
Versa nei piatti caldissimi, finendo con olio evo e pepe nero pestato al momento. Tempo totale, i soliti sette minuti.
Si sposerà benissimo con l’inusuale: Menfi di Barbera DOC, Dietro le Case.
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Bella preparazione alla quale aggiungere qualcosa sarebbe inutile.
Sbuso
Sai, prof, quello che i piacerebbe aprire con te è un Tavolo di discussione con la cucina degli avanzi: nobile o proletaria?
Guarda, a mio modesto avviso relativamente alla cucina dei rimasugli siamo ancora nella fase di sicuro apprendistato! Certo, con l’esercizio dei ricordi si evoca la cucina di un tempo (ma quale?) ma ora siamo nel presente per cui… senza dubbio entriamo in un terreno dove non c’è nulla di scontato. Forse sarebbe più semplice dissertare di Pinocchio e la balena. A proposito, sarà poi vero che la balena si è pappata Pinocchio o il contrario? Ritornando alla cucina se quella convenzionale è completamente descrittiva quella del recupero è certamente funzionale. La cultura industriale ci ha insegnato troppo spesso a dividere i prodotti ghiotti da quelli cattivi, i gustosi dai banali e i freschi da quelli meno…Più spazio alla cucina del recupero nelle mappe del gusto dedicando interi scritti ed eventi per promuoverlo. Tutto questo a condizione di essere culturalmente attrezzati…