Ibleide

 

Dove la pietra è la misura della terra, limata dai venti africani, stanno gli olivi.
Dove mani e scale sono la misura della fatica, stanno le olive.
Dove fuoco e pietra sono la misura del tempo, stanno gli uomini e le donne.
Dove i profumi e i colori sono la misura del gusto, sta l’olio.”

Stavo per archiviare verticalmente la duemillesima eMail “non sollecitata” quando in un frazione di secondo di distrazione ho letto qualche parola, di sfuggita:

“qualcuno di voi già mi conosce, altri forse no. Faccio il fotografo. Insieme ad amici professionisti abbiamo fondato una nuova casa editrice, Cibele.”

E qualche nome conosciuto: Lorenzo Piccione di Pianogrillo, e Ciccio Sultano. Allora ho conservato il documento per dopo, per leggere con calma.
Ibleide – Uomini e Olio si chiama il fotolibro ma non solo di Davide Dutto, dalla casa editrice Cibele.
Come tutte le raccolte di immagini richiede poche parole per essere raccontato: meglio lasciarsi stordire dai paesaggi epici e sobri, asciutti e scarni degli uomini dell’Olio. I loro volti e la loro terra, quasi simbionti.

ibleide.jpg

Per averne ancora, il sito di Cibele.

Fotografia Davide Dutto, Ibleide – Uomini e Olio, Casa Editrice Cibele 

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7 commenti

  1. artemisia scrive:

    uguale, caffarri; anch’io ho pensato che questa volta era una cosa diversa e ho messo un link. bravi questi, pare.

  2. lorenzo di Pianogrillo scrive:

    La ringrazio molto della cortese citazione. Anche della pazienza. :-)
    Spero di poterle fare avere il volume al più presto.
    Grazie.

    Lorenzo

  3. l’eccesso di input a volte spinge ad essere frettolosi: per fortuna a volte ci guida l’istinto.
    Valeva la pena per il lavoro, che vale.
    E valeva la pena per avere su queste pagine Lorenzo di Pianogrillo, che sono quasi emozionato.

  4. ale scrive:

    In Palestina, come per uno scherzo della natura,
    l’ulivo, universalmente riconosciuto come il simbolo della pace,
    trova il clima più adatto per la sua crescita.

    Se la pace da queste parti è solo un miraggio,
    anche l’ulivo non se la passa bene;
    è infatti in via di estinzione, dalla seconda Intifada,
    più di mezzo milione di ulivi sono stati sradicati dalle terre palestinesi.
    Per mano militare, o colone israeliana.
    È stato calcolato che gli ostacoli posti tra gli agricoltori palestinesi e i campi coltivati sono oltre 500, cui si aggiungono tutte le complicazioni legate al tracciato del muro dell’apartheid costruito illegalmente da Israele. Quando sarà completo, su nove milioni di alberi di ulivo censiti nella Palestina Occupata, un milione sarà irraggiungibile.

    Se nella West Bank i contadini che fanno affidamento alla raccolta delle olive per sopravvivere, devono subire i ripetuti attacchi dei coloni,
    qui a Gaza è direttamente l’esercito israeliano che li sradica,
    come ottemperando ad un preciso piano criminale,
    per far sì che l’indigenza fra i palestinesi si aggravvi,
    fino a che punto mi domando io,
    ghetto di Varsavia?

  5. lorenzo di Pianogrillo scrive:

    Ricordo qualche vinitaly fa, d’aver visto palestinesi e israeliani presentare un comune stand con i propri oli. (tra l’altro molto buoni e che già conoscevo).
    E’ un ricordo molto bello, speravo potesse diventare una realtà anche per il resto…
    Tristezze.
    Tra le tante.

  6. forse l’iconografia dell’ulivo è proprio figlia della storia: l’uso comunitario dei frantoi non consente guerre di mezzo.

  7. Luciana scrive:

    Ho ricevuto il volume oggi mi era già capitato di avere dei commenti e degli elogi delle sue opere. Le foto trasmettono emozioni agli occhi.. sono gli occhi che poi devono trattenerle…
    Complimenti. Luciana

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