Il nome, sì, lo si conosce da tempo: ma la pasta Gerardo Di Nola non è facillima da trovare. Dunque capita a fagiuolo la provvidenziale visita di ciro che facilita l’atterraggio nella Cucina d’Ardimento (prima provare, poi parlare) di una piccola, preziosa fornitura di detta delizia.
Dunque è con non meno di un’emozione che lo scriba scartabella tra i formati classici, rassicuranti. Fermi.
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Casarecce: Deliziosamente vellutate, esigenti nella cottura tanto da non concedere nemmeno un minuto di distrazione. Morbide nelle virgole, solidali al centro con una fibra resistente elastica. Perfette in purezza con l’olio, godono sughi leggeri di verdura con seducenti nevicate di formaggi stagionati, ottimi parmigiano-reggiano e pecorino. |
| Fusilli: classici quanto temibili per la tendenza a perdere il nrbo se stremati da cotture distratte. Nella declinazione di Gerardo Di Nola restano croccanti, vorticosi di glutinosa alterigia. Esaltanti con i sughi rossi di pomodori appena scottati, peperoni, erbe di campo. |
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Ziti: non potrai non prediligere questo fomrato perfetto. Perfetti nella tenuta della cottura, nelraccogliere il sugo, nel porgere i condimenti come dita generose. Strepitose con i sughi di pesce povero, travolgenti con un semplice pomodoro e pecorino. Chi oserà un’anticonformista amatriciana, o una inimmaginabile carbonara ne rimmarrà irretito. |
| Rigatoni: opulenti, debordanti, screanzati nella loro vistosarotondità, tendono a conservare la forma a lungo, raccogliendo grandi quantità di sugo per un assaggio goloso, ricco. Esagerato. Peccaminosi con i sughi del quinto quarto: pajate, fegatelli, animelle, e con i ragout di carne per un pranzo satollante e definitivo |
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Sulle confezioni c’è scritto poco e nulla: che al buongustaio basterà quelal dichiarazione che è in sè e per sè un poema epico: Maccheroni Napoletani. E tutto il resto è silenzio [cit.]
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