Vodka 42Below, New Zealand
Non è certo il liquore che verrebbe automatico di associare alla gourmandise: più facile pensarlo nelle notti piene di decibel o sulle piane glaciali del nord. Eppure la Martini & Rossi sta lanciando con una potente operazione questo elisir down under, distillato “42 gradi sotto”. Che non è nè la temperatura di servizio, nè il contenuto alcoolico: ma la latitudine a cui si trova “l’acqua più pura del mondo”: ad Aotearoa, toponimo ricavato dall’oscura lingua Maori che altro non significa che Nuova Zelanda.
Una bellissima bottiglia, un bel booklet a supporto con sfoggio di creatività: ma la curiosità resta di approcciare un liquore con cui hai poca familiarità se non una rustica eco nella memoria, e provare a leggere questa leggendaria “smoothness” che 42Below paventa.
La proverai dunque in molte maniere, travalicando l’ortodossia senza troppi pudori.
A temperatura ambiente
La versi nel ballon da cognac, e la vedi perfettamente cristallina, quasi abbagliante nella sua purezza. Forte la tensione superficiale, quasi un drappo sul vetro. Molto forte l’aroma etilico, sottile e pungente, da cui emerge solo una brezza che ricorda l’anice. Secchissima, forte, virile: attacca quasi priva d’aromi fino all’apertura del sorso che arriva come una folgore: brilla, ma senza bruciare.
Priva di battimenti si conduce verso l’uscita con raro nitore, lasciando la bocca pulita, ma non asciutta. Appena percepibile una nota che ricorda il retrogusto del rabarbaro.
Fresca, a 7°
In un panciuto bicchiere da grappa: emergono al naso note di vaniglia e zucchero bianco, cristalline. La bocca è tonda d’alcool, ma fresca: solo dopo, scaldando il palato diviene grossa, quasi oleosa, colmando ogni spazio con grande vigore.
On-the-rocks
Un largo e basso vaso da whisky: sul ghiaccio scivola senza rumore, e si sbianca subito diventando nebulosa mentre raffredda ed emulsiona con l’acqua di disgelo. Al diminuire della temperatura diventa pressochè inodore, conservando un sottilissimo, elegante tono di lavanda.
L’assaggio diventa ammaliante: il sorso passa via carezzevole lasciando solo al finale le sensazioni aromatiche delicatissime purtuttavia definite.
Ascoltando le papille nel dopo, noterai una corrispondenza con gli aromi diretta ed inequivoca
Ghiacciata, a -12°
Nel bicchierino quadrato: dalla bottiglia, marmorizzata dal gelo di condensa, scende letteralmente untuosa. Resta appena una virgola degli aromi percepiti a temperature più umane: ma in bocca hai una folgore ghiacciata che attraversa il palato con tagliente nitidezza.
Il retrogusto è sorprendentemente vivo, muschioso e floreale, con un ricordo filiforme ma avvolgente, molto persistente.
Un bel viaggio dalla parti di un liquore che ha la sua forza nella eccezionale trasparenza e pulizia di gusto, la cui cifra si misura in sfumature, aromi limpidi, vigorìa: una declinazione interessante al di là del suo indubbio esotismo.


bella recensione…le parole evocano le sensazioni con una perfezione incredibile..per un amante della vodka come me la lettura di queste righe provoca immediatamente l’esigenza….complimenti!
manuel