Oste della Malora!

 

C’è questa cosa dell’etilometro, su cui molti hanno idee molto più chiare delle mie: che sono un reprobo umanista, e confido ingenuamente assai nelle peraltro sempre più sfilacciate virtù del buon senso.
Senza entrare nel merito della legge che è legge dello stato che può essere discussa alquanto, ma intanto deve essere rispettata, considero che la maggior parte delle volte sono da solo, e non avendo autista il volante lo devo gestire io. Oppure in due, e la volta che il lancio della moneta dice che tocca a me di nuovo si pone il problema.
Dunque nel 90% dei casi la bottiglia è eccessiva: la mancanza di alternative e l’amore sviscerato per il vino mi fanno propendere per la rinunzia, piuttosto che per il mesto abbandono della fiasca semipiena. E non secondariamente per motivi economici: già che i cartellini delle bocce al ristorante non è che siano di leggero impegno lasciar lì tanto bendiddio unisce la beffa al danno.
Dunque: Oste! Oste della Malora (diceva Amedeo Nazzari in quel film) comincia a guardare avanti e pensa ad alcuna di queste soluzioni, che sarebbe atteggiamento assai più produttivo della litania “oh come siamo sfortunati noi che siamo piccoli e neri”:
1) Ampia, molto più ampia scelta di mezze bottiglie: e in questo soffia nell’orecchio dei produttori che la mezza bottiglia non è l’Averno dello sphigaterrimus, ma scelta di saggezza;
2) Ampia, molto più ampia scelta di bottiglie in mescita: che in fondo potrebbero anche non essere penalizzanti dal punto di vista economico, magari attrezzandosi con adeguati strumenti di conservazione, magari soffiando nell’orecchio all’industria…
3) Una bella scritta in testa alla Carta dei Vini: “il tappo ermetico per portarvi a casa il *resto* della bottiglia velo offriamo noi”. Cosicchè il giorno del mio ennesimo compleanno quando mi potrò permetter il pranzetto annuale e finalmente ordinare l’anelata bottiglia di Chateau Bisquit Platò Rouchon de la Plage se avanza me la porto a casa…

E chi non beve con me… peste lo colga [op.cit.]

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8 commenti

  1. andrea scrive:

    dunque:
    1-mezze bottiglie bleah
    2-di queste quante ne vuoi, non ricordo proprio quando ho preso una bottiglia intera al tavolo, vado sempre al bicchiere sia che mi trovo alla bettola più infame che all’enoteca pinchiorri (teoricamente)
    3-da burde noi regaliamo il nostro tappo pulltex con pompa a vuoto incorporata brandizzato, oggettino chic che ti permette di portare a casa quanto resta, ovviamente visto che ci costa 5 euro, solo su bottiglie da 35 euro in su ma insomma insistendo…

  2. Stefano Buso scrive:

    Ignorantia legis non excusat… partendo (come giustamente dici tu) che la legge è tale, sarebbe altresì auspicabile far leva sul buon senso e saggezza del consumatore. Personalmente non bevo se poi devo guidare e, se capita, chiedo alla mia consorte di mettersi al volante per me. Altro aspetto è la scarsa disponibilità di alcuni ristoratori ad aprir bottiglia anche se viene richiesto un solo calice. Non vedrei alcun male se, pagato per intero il contenitore vitreo fosse poi portato alla magione. Meglio bere poco e bene e, visti i disastri che avvengono sulle nostre strade, si potrebbe far di più nei “nostri spazi” per promuovere la moderazione vero equilibrio vitae…

  3. Jacopo Cossater scrive:

    La mezza bottiglia è innegabilmente pratica, ma altresì brutta. Quoto Andrea, in questo senso, anche se ne sono un occasionale consumatore. :-)
    Ho sempre preferito, di gran lunga, la proposta al bicchiere. Che, però, è troppo spesso scontata, di scarsa qualità e decisamente poco ampia. E se mi si farà notare che è discorso che riguarda l’economia generale del ristorante risponderò che è anche discorso di educazione al consumo da parte de l’oste. Che, poi, tornando alla terza opzione, offrirà, sempre, la possibilità di asportare la bottiglia non finita con tappo adeguato….
    E quando bevo non guido (l’ho scritto davvero?). O, almeno, ci provo…

  4. Filippo Ronco scrive:

    Ciao Stefano. Io se esco al ristorante è per rilassarmi mangiare bene e bere un buon vino in compagnia di amici. Se questo momento piacevole dovesse trasformarsi in un momento di angoscia o ansia certamente desisterei. Del resto già adesso ho considerevolmente aumentato il numero di cena “in casa” piuttosto che al ristorante ma credo sia più per via della neo-bimba che della reale percezione di pericolo multa o sequestro che per il momento non ho ancora avuto la sfortuna di provare. Cenare a casa è bello ma è un po’ come guardare il film in tv piuttosto che al cinema. Vanno bene entrambi ma al cinema di solito è un’altra cosa.

    Non avendo alcuna intenzione di limitare il mio consumo di vino al ristorante (consumo che per altro non ha mai nuociuto a nessuno da che sono al mondo e che blocco immediatamente quando avverto che sono in prossimitàà del limite – ognuno dovrebbe conoscere il proprio – ), temo che l’unica possibilità sia quella di avere:

    - una moglie astemia o quasi
    - un amico astemio (ma è molto difficile che sia compagno di cene e di bevute..)
    - qualcuno che si sacrifica.

    Ma il punto tre (qualcuno che si sacrifica) è contrario al buon senso : chi andrebbe mai pagando al ristorante per limitare il suo godimento in funzione della post guida. Indi per cui, l’unica soluzione è starsene a casa :-)

    Fil.

  5. Jacopo Cossater scrive:

    @ Filippo. Si, in effetti hai ragione. Ma si torna sempre al solito discorso. La legge è giusta, ci mancherebbe, ma si creano alternative? Nei paesi anglossassoni, dove (quasi) nessuno si sognerebbe mai di mettersi al volante dopo essere uscito da pub i prezzi dei mezzi pubblici e dei taxi sono controllati e calmierati. Mai preso un taxi a Milano dopo cena? E i mezzi pubblici dove sono, soprattutto a sud? Io poi vivo a Perugia dove – in pratica – non ci sono nè i primi nè i secondi. E di stare a casa proprio non ne ho voglia. Quindi voto un paio di bicchieri scelti dalla proposta del locale.. ;-)

  6. v. scrive:

    Triste storia questa.
    Per me, donna di cinquanta chili con cappotto, stivali e borsa, anche un bicchiere di vino è eccedente.
    Le soluzioni da te postulate, oltre a non piacermi, sono inutili.
    Siccome non è data l’opzione di non bere a tavola,
    se sono in città il tassì è la soluzione, se sono da queste parti solo i ristoranti raggiungibili a piedi.
    E’ triste, molto triste.
    Buon sabato

  7. allora, mettiamola così.
    Visto che non c’è “una soglia minima che garantisca la sicurezza”, possiamo serenamente affermare che nemmneo la “soglia zero” la garantisce.
    Questo perchè almeno mille fattori possono incrinare l’attenzione: la stanchezza, il troppo sonno, il troppo poco sonno, un’arrabbiatura, il telefono, la ragazza con la minigonna, il paesaggio, un sigaro fumato in fretta, mangiato troppo, mangiato troppo poco, eccetera.
    ma in mancanza di dati ognuno la pensa come vuole.
    vorrei solo sapere: di tutti gli incidenti, qual è la percentuale di quelli causati da guida in stato di ebbrezza, e di questi vorrei sapere lo stato: cioè quelli che veramente sono brilli, diciamo, da due grammi.
    e sono pronto a sottoposrnmi ad un test di integrità alla guida con progressiva libagione di 1, 2, 3, 4, 5 bicchieri di vino per vedere dove, come e quanto si allenta l’attenzione…

    infine, ho finalmente capito cos’è l’antiberlusconismo: semplice invidia.
    perchè ogni italiano vorrebbe le sue leggi ad personam…
    ;-)

  8. Albe scrive:

    E’ ingiusto definire dei parametri così severi quando la realtà è ben diversa.

    Sarebbe più giusto non assegnare la patente a certi mentecatti. Non tutti sanno cucinare, non tutti sanno nuotare, non tutti sanno guidare, nè impareranno mai a farlo.

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