Otello Nero di Lambrusco conquista i 5 grappoli
E’ la prima volta che accade: un Lambrusco sul tetto del mondo.
“Otello Nero di Lambrusco” di Cantine Ceci conquista i 5 grappoli di “Duemilavini”. Punteggio d’eccellenza sulla guida più venduta in Italia curata dall’Ais. E’ la prima volta che un vino Lambrusco riceve questo prestigioso riconoscimento. Dopo la medaglia d’argento all’International Wine and Spirit Competition, continuano i riconoscimenti per il miglior Lambrusco italiano prodotto con successo dall’azienda di Torrile guidata da Alessandro, Maria Teresa, Maria Paola Ceci e Chiara Maghenzani.
“E’ per noi grande motivo di orgoglio produrre il primo lambrusco che prende i 5 grappoli – affermano i proprietari di Cantine Ceci spa – E’ una gioia che vogliamo condividere con tutti i produttori, finalmente questo vino sta ottenendo i risultati che merita. I 5 grappoli di Duemilavini sono testimonianza del grande livello qualitativo che sta raggiungendo il lambrusco degli ultimi anni. Oggi possiamo dire che è uno dei migliori vini italiani”.
AdG smentito clamorasamente: l’avevamo assaggiato in tempi non sospetti, rimanendone assai tiepidamente impressionati.
La notizia è che si è finalmente conclusa la parabola dei Bruschi, avviata sul finire dei novanta con il contributo dei Graziano, dei Venturini, dei Medici prima, e molti altri che certamente dimentichiamo poi, alla ricerca di una dignità per l’umanissimo vitigno [op.cit.], di una qualità più profonda che non fosse la riconosciutà facilità di beva.
Fonte: Agenzia Freelance Siena
sienanews@iol.it


E’ una vergogna comunque che una cantina racconti tali menzogne.
Oltre a dire da 70 anni il miglior lambrusco d’Italia,cosa assai falsa,considerando che la cantina fino a 4 anni fa era chiusa perchè metteva Co2 nel vino!!!Non per niente nel parmense pochi riconoscono il merito di Ceci.
Oltretutto è ancora piu’ scandaloso come l’unica guida ancora diciamo credibile,dia un punteggio cosi’ alto a un Lambrusco che non utilizza neanche 1 vitigno D.O.C. dei colli di Parma.
Questo è un segnale di quanto il mktg e la comunicazione,aiutati da un peggioramento della conoscenza enogastronomica d’alta qualità, stanno rovinando tutto quello che è il senso tradizionale della nostra terra d’Emilia e non solo.
Aprirei un dibattito a riguardo.
grazie dello spazio
allora non sono solo…
Assolutamente no…anzi…tutto il mio supporto! L’ultima nota di critica è la seguente: Bruschi, avviata sul finire dei novanta con il contributo dei Graziano, dei Venturini, dei Medici prima, e molti altri che certamente dimentichiamo poi, alla ricerca di una dignità per l’umanissimo vitigno [op.cit.], di una qualità più profonda che non fosse la riconosciutà facilità di beva.”
Vorreste dire che chi ha sempre fatto del lambrusco un grande vino,non ha capito mai come valorizzare questo grande vitigno?
Vi ricordo che i produttori citati sono stati gli unici a portare questa grande causa del lambrusco ai massimi livelli,in primis Venturini e Medici già nel 70 e non nel 90 come scritto sopra.
Non si puo’ pensare a un lambrusco fatto da uvaggi di uve non lambrusche,con una percentuale alta di Ancellotta giusto per dare quel colore cosi’ intenso al vino.
A Parma fino a dieci anni fa non sapevano neanche cosa fosse il lambrusco di qualità,mentre Reggio e Modena già sposavano da anni la causa della qualità pur rispettando la tradizione.
E’ proprio vero che tutto ha un prezzo al giorno d’oggi…persino i grappoli…
diciamo che per un certo periodo il Lambrusco ha avuto la tentazione di rincorrere dei modelli che assomigliavano più ad una scorciatoia.
comunque, premesso che negli anni 70 io appena avevo iniziato a boccheggiare i vinelli di mio nonno (e l’Ancellotta dentro c’era eccome…) , dico solo che l’Otello a me non era parso ‘sto fulmine di guerra.
Per il resto ognuno si può fare un’opinione critica leggendo e assaggiando.
PS.: Grazie per il plurale majestatis, ma qui ci sono solo io… ;-)