Poggio Argentiera, conio 2008 in anteprima
Vedi? internet è così. E’ la prima volta che incontro Gianpaolo Paglia, il più due-punto-zero dei prestivinificatori italiani, ed è come se ci vedessimo al bar tutti i giorni da anni. E invece abbiamo *solo* registrato i feed dei nostri blog nei nostri reader (evabè, scivoliamo un po’ nel nerd che c’è in noi e tutto passa) e ci palliamo un giorno sì e uno no via commenti, articoli, repliche, incroci cabalistici di qua e di là tra eno-gastromaniaci.
Internet è così, consente a me – che non sono nessuno, nè giornalista, nè operatore, nè figliodì, nè amicodì – di aprire porte insospettabili e all’operatore *auonti* di sentire una voce presumibilmente di nessuno spessore, ma di certa affidabilità: perchè nessuno è più coraggioso dell’innamorato appassionato nell’esprimere il suo parere: plain, simple.
GPP vien avanti con una bracciata di bottiglie e mi dice Toh, renditi utile, e mi caccia in mano due etichette della sua nuova creatura – la Antonio Camillo – mentre saliamo le ripide scale della sala assaggio nella sua cantina di Banditella.
Assaggeremo i vini di nuovo conio, scambiandoci opinioni sulla vita, l’universo e tutto quanto.
GPP viene dall’esperienza scientifica: ha alle spalle la facoltà di Agraria con pubblicazioni a cui è stata riconosciuta la dignità di stampa: poi, da dieci anni, si dedica a Poggio Argentiera. Il suo sport preferito: recuperare alla vita vigneti in stato di semi abbandono, nutrirli, rimpolparli e cavarne qualcosa di interessante.
Perchè c’è più idee che tempo: perchè l’agricoltura, dice, ha i suoi tempi, e non puoi farci granchè.
Due le direzioni della ricerca: da un lato la specializzazione estrema, con piccole produzioni in purezza seguite con cura maniacale con il fido Antonio Camillo (ecco il nome della nuova etichetta), con una certa dose di coraggio ed equilibrismo: un sauvignon maremmano e un cigliegiolo di rigore filologico. Dall’altra la ricerca della costanza qualitativa nella tiratura “commerciale” perseguendo la linea della maggior bevibilità e freschezza, pur nel limine della maremma abbagliante che si staglia tutt’attorno.
Assaggiamo, e GPP racconta. Più tardi, mentre torno all’ovile con i campioni da risentire con maggior meditazione, mi resta appiccicata questa sensazione, che indosso come se fosse un vestito fatto su misura. Un uomo che vive il suo mestiere con pienezza, fino in fondo, bevendo – letteralmente – alla goccia ogni istante della sua esperienza con coraggio, sana ambizione e una giusta dose di sobria spregiudicatezza. E’ stato un bell’incontro, una bella giornata, ricca ed arricchente, e mi piace quell’immagine del Nostro che ad ogni quando si alza, e per rafforzare un concetto si avvicina all’oblò nella parete ad abbracciare i vigneti che si intravvedono come a dire, alla fine c’è l’uva sulle piante. Qualche nota presa al volo, da cui traspare la spiccata attenzione per la generale godibilità della beva.


Ecco, vedi, una recensione cosi’ non te la fa nessun professionista. Ci vuole un blogger!
L’incontro con Stefano e’ stato piacevole, un feeling istintivo e rilassato. La prossima volta che vieni ci facciamo un giro in vigna, anzi in vigne, che per girarle tutte ci vuole una giornata.
E sopratutto: buona vacanza!
non chiedo di meglio!
a te invece… buona vendemmia, che mi sa che con questo caldo e questo vento da Sud manchi proprio poco!