Quel Fantastico Giovedì, Ferrara [7.5]

 

quelfantasticogiovedi.jpgSpettacolare Ferrara. C’è scritto città delle biciclette: tipica stoltezza delle amministrazioni, disperatamente alla ricerca di iperonimi da battaglia, di slogan di facile presa. Ma è una diminutio che non rende onore a questa piccola, bellissima capitale. Puoi parcheggiare – ma attento! ai piccolissimi cartelli – trappola di sosta condizionata – lungo i bastioni rinascimentali, e poi cambiare secolo ogni cento metri circa verso il centro: case di basso servizio quattrocentesche sotto le mura, le volte medievali, il ghetto ebraico. La cattedrale romanica, il chiostro millenario, il Castello. L’addizione Erculea, il Palazzo dei Diamanti, la Rotonda Foschini, ed ognuno di questi vale il viaggio. E varrebbe il viaggio anche il solo calcare le pietre antiche dei selciati schivando qualche bicicletta (non sono poi così tante) magari in una fredda e splendida giornata di febbraio, magari per scavare via ai fegati della bassa padana qualche gioia gastronomica: perchè ce n’è.
Il Ristorantino, ad esempio. Piccolino, tavolinetti da bistrot in due sale raccolte, tra i queli le signore di sala volteggiano con ritmo serenamente indiavolato per tenere ritmi precisi, un sorriso di quà e un’attenzione di là, tra le foto dei personaggi Abbastanza Famosi e qualche reperto folkloristico, ma in genere di sobrio vezzo.
Ti siederai dunque per cercare nella carta assai golosa i passi di un percorso sospeso tra la tradizione e la creatività, magari affidandoti ai menù degustazione interamente al buio proposti da Gabriele Romagnoli e Riccardo Cevenini: di pesce a 38, e di carne del territorio a 28yuri. Poi, una breve attesa ti separerà dall’arrivo di una tazza di crema di finocchi, dolce, buona, e del cestino del pane e della focaccia, da vero primato.
Se l’avrà vinta la curiosità, non lasciarti sfuggire l’ottima anguilla di Comacchio marinata in casa con cavolo cappuccio rosso e alloro, preparata in due maniere: nature e grigliata, esemplare per composizione e vivacità.
Tra i primi non potrai fallire i cappellacci di zucca alla ferrarese con burro fuso, foglie di salvia e mandorle, nei quali l’unico appunto potrai elevarlo alla pasta sfoglia assai spessa. Oppure la zuppa di farro con fagioli bianchi di spello, sedano rapa, cavolo toscano e rombo chiodato, con la zuppa talmente buona e saporita da rendere quasi superflua la presenza del pur eccellente rombo chiodato.

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Bel tuffo di golosità anche nelle pietanze: immancabile lo sformatino di patate cotte nel latte fresco con salama da sugo di Poggio Renatico e Parmigiano Reggiano, doverosamente sapido e corpulento, e l’ormai ineludibile baccalà mantecato con crema di lenticchie e polenta: dissalagione perfetta, bell’accostamento terragno con le lenticchie stufate.
Apposita carta dei dessert con apposita carta dei vini, con referenze a bicchiere non troppo consuete: il semifreddo al torroncino con ristretto di caffè e scaglie di Pampepato è buono, ma fatica ad emergere dal vortice di sapori da cui stai a stento emergendo.
Piccola pasticceria ed un buon caffè a chiudere.
Molto bella la lista dei vini, ben posizionata sia sui prodotti del territorio sia sul Giro d’Italia: ed a prezzi assolutamente appetitosi.
Dunque una sosta molto gradevole ed appagante, saziante senza apprensioni: dalla cucina da un momeneto all’altro può arrivare il colpo d’ala, e di certo non manca un solido mestiere.
Chiuderai con 40/45 euri per un volo piuttosto felice.

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13 commenti

  1. artemisia scrive:

    Ferrara: bellissima, e spesso sede di interessanti mostre.

  2. amalteo scrive:

    grazie appunti
    da tenere a portata di mano come guida per una gita.
    sei persona che sa godere con cultura delle virtù di questa nostra italia.

  3. Stefano Buso scrive:

    A Ferrara, proprio dinnanzi al castello Estense, dove il sabato c’era (anche ora?) un mercatino – una trattoria dove si gustavano dei tortelli di zucca e un salama con purè da emozione…

  4. avevo l’indirizzo dell”oca giuliva della condotta slowfood, pensavo meglio, mi ha deluso, la salama aveva un sapore e odore strano, per me non buono o forse è la sua caratteristica, l’ambiente carino ma cibi non un granché, Stefano Caf ci sei stato? succede anche a voi di provare grande discordanza tra descrizioni accattivanti e gli assaggi che non convincono e di restarci male, di sentirsi ingannati per non dire in altro modo

  5. Stefano Buso scrive:

    Io difficilmente seguo indicazioni, non perche’ non le tenga in considerazione ma credo molto di più al passa parola che per fortuna sta prendendo sempre più vigore.

  6. Stefano scrive:

    la regola è sempre quella: “prima provare, poi parlare”.

    no, non mi sono mai sentito ingannato da un parere diverso da quello di un altro buongustaio o di una guida. non sono troppo incline alla dietrologia, ed in genere penso che il degustatore avesse un sistema di riferimento diverso dal mio, o che il cuoco non fosse in forma.
    del resto mi è anche capitato di andare in un posto e rimanere estasiato: tronare dopo poco e rimanere molto deluso.
    chiuso il locale e tanti saluti.
    ora cerco anche di scriverne con il massimo equilibrio, anche se so bene che per farti una idea corretta di un postio dovresti tornarci 5 volte, mangiarti tutto il menù mezzogiorno e sera ed in mezzo alla settimana, perchè ci sono variabilità anche in questo senso.
    la Rete in questo senso è speciale: anche se la difficoltà a controllare le fonti qualche imbarazzo lo può creare.
    sai, può sempre essere che io abbia un palato scartavetrato e che scriva un sacco di fesserie che nessuno condividerà…

  7. Caf hai ragione tutto scorre anche il menù e l’estro del cuoco,
    ma non era un’indicazione generica, slow food è accolita di buongustai,
    e cmq de gustibus disputandum non est,
    ma la mia lagnanza era sul bluff che è più dominante ed esteso di quanto si creda, un popolo di millantatori oltre che di navigatori..sarà che a Firenze si mangia scadente, scadente medio e rarissimamente bene, perciò strabuzzo gli occhi ai tuoi reportage: per quegli euri quella bella qualità e il palato te lo immaginiamo sopraffino ed esigentino!

  8. Stefano Buso scrive:

    Propongo un randez vous in terra estense e pranzo con tortelli e salama…..

  9. Stefano scrive:

    tra l’altro al Ristorantino il menù del territorio prevedeva – se non ricordo male nelle mie sbirciate agli altri tavoli – proprio i cappellacci e la salama per 28 (venti e otto) euri, che è un conto all’onestà.

  10. artemisia scrive:

    diciamo che io avrei una certa tendenza a fidarmi del parere del Caffarri.

    alla fine, i sintomi, le tracce, rimandano all’oggetto :)

    spesso i ristoranti che poi mi sono piaciuti li ho scoperti a naso, guardando perfino da fuori; le cose ben curate trasudano.

  11. Mirco Mariotti scrive:

    Da ferrarese posso dire che “Il fantastico giovedì” è sempre una bella conferma, peccato solo per gli spazi un po’angusti.
    Cordiali saluti

    Mirco

  12. Stefano scrive:

    #10. troppo buona! però è capitato anche di prendere *sole* piuttosto solenni… del resto l’unico modo per non sbagliare è non fare mai nulla, non provare e non sperimentare, e devo dire che non è esattamente ciò che più mi appartiene.

    #11. Grazie Mirco per il parere. Sono d’accordo anche io, i tavoli sono un po’ vicini. Però le gentili signore in sala fanno di tutto perchè ciò suoni come “calore”

  13. è ottimo,si è vero molte interessanti e particolari mostre!

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