La Maschera Locanda d’Autore – Avellino [8.7]

 

lamaschera_avellino.jpgVarrà la pena di inerpicarsi sui contrafforti dell’Irpinia, costeggiando il Partenio, per giungere allo spettacolare locale di Luigi Oliviero, fosse solo per curiosarne i fègati normanni. Perchè di ristoranti ne hai visti: vicino, a fianco, a fronte e in bellavista di chiese di ogni ordine e grado. Ma la Locanda è sotto la chiesa di Santa Rita, ricavato in parte tra gli antichissimi anfratti delle cripte, in parte nelle sue pertinenze, con muri di pietre squadrate larghi un metro e volti a botte.
La Maschera – Pulcinella, chi altri – ricorre in multiforme varietà, traguardando le evoluzioni che vanno in scena, tra i tavoli ben disposti. Qui la passione è vera, sanguigna e dichiarata: leggiti subito il menù di stagione, in cui senza mezzi termini il coperto viene definito “preistorico” e il diritto del cliente di avere menù e prezzi chiari è conclamato.
I “menù degustazione” sono ben quattro, e variano al variare del numero delle portate richieste: tre, quattro, cinque, e sei inclusa la degustazione di formaggi: a 25, 30, 35, e 45 euri. Roba d’altri tempi.
Ma quello che ti lascerà basito, mentre arriva in tavola un bel cestino di pane tiepido e grissini con un bicchiere di Greco per aperitivo, è che il percorso te lo puoi costruire tu: quello che vuoi dalla carta, con l’unico vincolo di assiemare il tavolo senza variazioni. Ben gentile richiesta, a fronte anche di una messe di proposte al bicchiere di rara efficacia.
Dunque l’appetizer che anticipa il tema della serata: materie locali ricercate con pervicacia, selezionate, esaltate, valorizzate dalla cucina sapiente e solida, senza fronzoli e senza sbavature di Antonella Iandolo. Nitida.
Ecco la frittatina d’avena alle erbe accompagnata con un mastellino d’olio di eccezionale intensità gustativa, perfetto per una soave scarpetta con il pane.
Avrai poi un eccellente cannolo di baccalà islandese con crema di cicerchie e pepe nero di Odessa appena sminuzzato: sapore unico e inconfondibile, ormai dimenticato se mai conosciuto, reso qui con abile giustapposizione al merluzzo: dissalato ma non dilavato, in bella composizione con il cannolo. Buonissimo.
Splendida anche la presentazione del “piatto bandiera”: zuppa di cipolla ramata di montoro, servita in una golosa cocotte con il suo coperchio ed una generosa dose di ottimo pecorino. Sapori definitivi, così intensi da sfiorare la sapidità.
Avrai poi un altro piatto dal nome intrigante: “apparentemente pesanti” ziti spezzati lardiati, accompagnati da pomodorini di potenza dimenticata: il tuo palato abituato al ridicolo pomidoro di serra ne sarà stordito, quasi offeso, ed è un’esperienza. Apparentemente , dice, perchè di nuovo il blend è giuocato sulla densità, e non sulla grevità: e ne uscirai guardando ancora con ottimismo alle future portate.

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Arriverà al tuo desco lo strepitoso Laticauda cacio e pepe, di per sè straordinario, semplice e grande al contempo: sapore erbaceo di agnello che ha appena lasciato il latte corroborato dall’amalgama: e la compiutezza armonica, il poderoso incedere della pietanza ti farà apprezzare anche la cottura a fondo, antemurale di troppe versioni “al rosa” che rischiano di diventare solo preparazioni affrettate.
Finito?
Macchè. Eccoti il predesertino, una nuvola al limone con una piccola panna cotta di grande classe, e per finire Castagna… amore mio una torta che ricorda il castagnaccio accompagnata dalla salsa di marroni.
Proposte enologiche ricercate, “sui piatti” come lo strepitoso Fiano di Marsella. Ma Oliviero ti proporrà soprattutto scelte della stessa terra, perchè in questo crede, ed è arduo non convenirne: anche se la lista dei vini presenta centinaia di etichette d’ogni dove.
Al termine della cena verrai invitato, se ti diletti di tabacchi, nello splendido spazio tra due fumoir, boiserie e scelte di distillati. Potrai continuare visitando l’impressionante cantina, ricca su un piano di etichette italiane, nell’altro di una selezione completista delle regionali. Non perderti il tour nel locale d’affinamento dei formaggi (puoi averne una selezione in assaggio!), perfetto per la sua temperatura stabile e il muffoso trasudare delle pietre.
Per l’estate uno splendido cortile interno all’ombra di mura millenarie, ben guardati da una foto di Pulcinella a grandezza naturale.
E prima di uscire il piacere di fare quattro chiacchiere senza troppi patemi: perchè qui si crede ancora che ristorare significhi sì saziare e dissetare, ma soprattutto far stare bene chi arriva fino qui.
Rapporto qualità prezzo inarrivabile, grande piacevolezza, entusiasmo e calore umano, classe, bellezza, buon gusto.
Nient’altro.

Aggiornamento: ci risulta che il Parton abbia cessato l’attività per riaprire altrove con altro genere di proposta.

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A Mangiare, Reggio Emilia [6.4]
Le Benaton, Beaune F [8.2]
A di Alice, Monza MB [6.8]
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3 commenti

  1. artemisia scrive:

    accidenti! l’unico rammarico è che Avellino è alquanto a sud anche per me…

  2. Stefano scrive:

    ma vale il viaggio!

  3. complimenti ci siamo stati 4 volte bravi e vale la pena tornarci

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