Tagliolini con il Ragù

 

Per chi è stato segnato per sempre dal fatidico ragù emiliano, questa preparazione in verità golosissima misura una certa qual reazione a quelle cotture sfinite, a quei sapori disfatti e grevi che sono l’aspetto più evidente – e deleterio – della gastronomia di queste terre.
Eppure sul ragù ci si può misurare, cercando una declinazione più lieve ed eterea che sia nello stesso tempo eco e prospettiva.
Dunque azzardati: trita un paio di cipollotti Tropea e lasciali soffriggere più di qualche minuto in un paio di cucchiai di buon olio evo, e aggiungi un trito di carota subito dopo. La fiamma bassa accompagnerà il soffritto che a piacere potrai irrorare di vino bianco o rosso a seconda che ti piacciano i colori terricoli o quelli più aerei.
Aggiungi sette od otto pomodorini appesi schizzati dell’acqua e dei semi, e lascia sobbollire nel sugo così formato per una decina di minuti.
A parte avrai preparato un battuto di filetto di manzo ben frollato, senza curarti troppo di lasciare qualche frappa più grassa: appena il soffritto si sarà asciugato ponilo al fuoco e lascia cuocere a fiamma bassa e casseruola coperta per non più di venti minuti. Alcuni aghi di rosmarino potranno lievemente aromatizzare.
Lessa a parte i tagliolini – nella tradizione quelli all’uovo, e si chiamerebbero tagliatelle – prediligendo una qualità eccelsa come quella del Pastificio Apuano e versa in una zuppiera. Ricopri con il ragù bollente e rigira sotto gli occhi dei commensali: colma i piatti in tavola tra il tripudio gaudioso degli appetiti, eventualemente spolverizzando con una nevicata di Parmigiano Reggiano ben stagionato.
Per la versione con le tagliatelle all’uovo, rigorosamente Lambrusco: su questa partitura potrai concederti un Gutturnio non troppo spesso e non troppo invecchiato.

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3 commenti

  1. artemisia comina scrive:

    tiè, avevo appunto fantasie sul ragù.

    anche se ragù senza pasta.

    sono stata dal Cibreo a Firenze e ho mangiato ancora una volta il suo ottimo sformato di ricotta accompagnato da un ragù di carni bianche.

    veramente, invece di soavità, mi era venuto in mente di provarne uno esordendo con un soffritto di strutto… (rossori).

  2. Stefano scrive:

    potrebbe essere un idea, magari partendo da uno strutto *come si deve* potrebbe essere una di quelle cose, sai, “semel in anno…”

  3. artemisia comina scrive:

    ho ancora qualche cucchiaiata di strutto di Agerola, i monti ai quali la cultura napoletana fa riferimento per pregiate mucche da latte; ove ci si procura il fiordilatte della caprese, tanto per dire (non sia mai mozzarella, né di mucca né di bufala).

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