Come una Matricianella
Un giorno chez Bonillì si discuteva della crescente tendenza ad appoggiarsi al piatto pronto, al quattrosaltinpadella. Come la teledevastazione dei nostri stomaci proseguisse senza segni di stanchezza verso l’impiantologia ossea di modelli a noi perfettamente alieni. Scatola dal freezer al forno e via. Microonde. Ma è dimostrato che una pasta anche curata richiede due minuti netti in più dell’abominevole busta, e il risultato può essere esiziale.
Fai dunque partire il cronometro.
Poni l’acqua al fuoco. In una padella larga quattro spicchi di aglio vestito a perdere con la fiamma dolce, il trito grossolano di uno scalogno e un peperoncino. A seguire una dadolata di pancetta affumicata che avrai trovato per caso in frigorifero. Apri in quattro una decina di pomodorini oblunghi appesi, mondali dei semi e dell’acqua e strizzali leggermente prima di aggiungerli alla padella. Alza la fiamma e bagna con una tazza da caffè di whisky. Alcuni aghi di rosmarino daranno profumo.
L’acqua nel frattempo avrà alzato il bollore: lessa 100g. per testa di rigatoni, prediligendo quelli straordinari dei Fratelli Setaro. Cuoci 12 minuti esatti e scola velocemente. Tirali in padella altri due minuti e impiattali ancora leggermente all’onda: copri poi con una nevicata di buon pecorino ben stagionato.
Ferma il cronometro: sono 25 minuti netti.






i 25 di cui sopra non valgono. sono almeno 25 giorni.
il rosmarino, i pomodori, la pasta, tutto quel parafarnalia non piove del cielo; ognuno di quegli apparentemente innocenti alimenti richiede di essere pensato, acquistato, cercato, ricevuto, forse perfino coltivato; e poi accuratamente conservato, difeso dal caldo, dal freddo, dagli insetti, dalla muffa, dalla dimenticanza.
per non parlare delle elaborazioni mentali, affettive, che precedono la sequenza dei falsamente semplici atti.
vabè, non sottiliziamo.
*ride*
Meglio ancora i paccheri lisci.