Manituana, Wu Ming [7.4]
Narratori. Il commento a questo considerevole libro del multi-scrittore potrebbe concludersi qui, perchè Wu Ming è una straodinaria forgia di narrazione, nella sua forma più pura, distillata e per usare un termine detestabile ma aderente, alta.
Perchè Manituana non è la Storia, ma una storia dentro la Storia: come sempre documentatissimi, esatti nella localizzazione temporale e geografica, Wu Ming scrivono una novella di respiro immenso che, semplicemente, ammalia. Come un bimbo che cade nella malìa di una favola, ecco che il lettore s’ubriaca del vortice di situazioni, di personaggi, di eventi che si stratificano e si intrecciano con una maestrìa che è raro trovare altrove oggi. Chi ha goduto dell’affresco di “Q” non potrà esimersi da paragoni: ma lo si può concedere solo per diletto intellettuale, in quanto non v’è contatto alcuno tra i due romanzi: tanto facilmente riferibile al nostro *humus* quello quanto alieno questo, ma di certo si tratta di racconti, e della stessa, finissima pasta.
La storia è quella della demolizione, per chiamarlo con il suo nome esatto del genocidio delle tribù native da parte dei coloni nordamericani al tempo della Rivoluzione e della fondazione degli Stati Uniti d’America. Da apprezzare il tono distaccano con cui si evidenziano gli eventi senza chiamarli malefatte, che ognuno pensi quello che vuole, senza imbandire crociate contro i cattivi e contro i degradati. In particolar modo da apprezzare il disincanto con cui si racconta che il male e il bene sono un po’ qui e un po’ lì, dentro la storia, distribuiti senza troppa equità dalla Storia. Cadrai preda del flusso consistentissimo di episodi susseguenti, con una insolita capacità di scultura della psicologia dei personaggi, con una straordinaria levità di tocco nelle descrizioni, con un amore per il dipindo che ti farà *vedere* le cose: narratori.
Poi potrai rilevare che qualche personaggio chiave si diluisce un po’ e si perde per strada, che a volte il gusto del grottesco e della riprovazione emergono a tinte fin troppo brillanti. Potrai anche vedere fin troppo chiaro il giudizio di valore sugli avvenimenti che seppur non gridato, seppur non schiaffato lì come un altro personaggio incomodo appare in tutta la sua drammatica evidenza. Potrà non piacerti il puntiglio storico e l’affettazione nozionistica, oppure sì. Di certo le cinquecento pagine di Manituana le brucerai via in un attimo, con la voglia di saperne di più, di vedere quei posti, e di capire i meccanismi che hanno provocato da un lato la creazione del Paese dove glil uomini hanno diritto alla felicità per legge, dall’altra la distruzione di una cultura: con i suoi belli e i suoi brutti, senza drappeggi da mitologia new age, ma con la consistente sensazione di avere perso qualcosa.

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![IGT Maremma Toscana Bianco “San Martino” – La Busattina2007 [7.2] IGT Maremma Toscana Bianco “San Martino” – La Busattina2007 [7.2]](http://www.appuntidigola.it/wp-content/uploads/la-busattina-san-martino-2007-150x150.jpg)




