El Brellin – Milano [6.1]
Trattoria sui navigli, come dire gettarsi un favo di api sul collo una domenica d'estate, che t'attendi quel che di pittoresco, che è pittoresco come le mura medievali di Carcassonne. E dunque ti avvicini, smucinando nelle viuzze alla ricerca di un faticoso parcheggio, piuttosto colpito dalla nascosta e timida bellezza della sbracata Milano. Già perchè Milano è molto altro, e molto meglio della sua stessa reclàme. Milano è certamente il Naviglio Grande, pozza di silenzio, a fianco cui sorge questa bella Casa, con quel che di recuperato al nuovo che da di vecchio, ma con gusto. L'ambiente è sobriamente elagante, mai smodato: il personale di sala sarà accorto e mai "coprente", solerte e mai improvvido, rapido ma non incalzante. Una formula che semplifica la serata, di menù fisso a scelte variabili tra la tradizione schietta e la tradizione rivisitata: con una lunga carrellata di portate. Una polentina al ragù, un tortino alle acciughe ed un salame, un raviolo aperto per il quale nessuno avrà l'ardore di immolarsi e un tortino di riso milanese davvero "in crosta". I secondi sono più riusciti, sopratutto quelli proprio tipici che più tipici non si può, come i rustin negàa, compiuti ed appetitosi pur senza volare nelle Sfere. Buoni i dolci, anche la semplice pera cotta nel vino rosso.Una cucina corretta ma "attorno alla routine" in un locale di rara piacevolezza, con una cantina pregevole seppur infiorata da una buona dose di etichette mancanti, per 44eurini, non pochi, non tanti.
Passateci una sera con un compagno di viaggio, con un amico o con l'amico, e se la vorrete coniugare la femminile, ne avrete miglior gaudio.
Passateci una sera con un compagno di viaggio, con un amico o con l'amico, e se la vorrete coniugare la femminile, ne avrete miglior gaudio.

