La Briciola, Grottaferrata RM [7.0]

 

In pochi posti al mondo ci si troverà ad annaspare tra i luoghi comuni della tavola come ai Castelli. Pochi posti al mondo sono baciati in fronte dalla bellezza gonfia e graveolente dei Castelli: affollati, sempre arredati dall’afrore di grigliate fumose e cucine annerite: insegne cinesi a fianco del furgoncino dell’Arte del Panino. I Castelli – romani, naturalmente – sono tutti qui: papalini, un po’ scrostati, annodati l’uno all’altro attorno a queste strade di bellezza strabiliante, umbratili, fresche, onnivore.
Allora dovrai aver fortuna, perché dove si accodano i forzati della trattoria in genere corri rischi significativi, salvo avere orecchie aperte e buoni chiacchieroni per compagni di viaggio.
Allora ti guideranno sull’ultimo tornante di Grottaferrata, dove mezzo nascosta tra eterogenei reperti dell’offerta gastronomica castellana troverai questo locale raccolto, dove minimalismo, barocchismo, estetismo… insomma la categoria degli -ismi è bandita da una attenta riproposizione della cucina del Contado della Capitale.
La carta, aggiornata secondo stagione, offre al viaggiatore di tarda estate (o precoce autunno) funghi fin dall’antipasto: in insalata. Avrai anche zucchine alla velletrana, nervetti con la misticanza e l’etereo soufflè di spinaci e ricotta.
Ma è sui primi che si trionfa: girelle e tagliolini con i porcini (ottimi), la cui cottura è curata con attenzione maniacale, parpardelle al ragù di coniglio; incursioni in mare, contaminate dal territorio quali strozzapreti con chiodini e gamberetti, e concessioni alla calura quali l’insalata di tagliolini freddi.
Autentica la proposta dei secondi: formidabile esordio d’abbacchio disossato, morbidissimo, sapido seppur lieve di sughi, condito da una sinfonia d’erbe dell’orto ancor più che di campo; poi porcini alla velletrana, coniglio farcito, i filetti, baccalà alla pizzaiola, aliciotti con indivia, coda di rospo al gratin.
Avrai – se il tuo appetito è adeguato – dolci soavi e golosi: la millefoglie di Adriana, che fa la pastasfoglia a mano, e il superbo Crumble di pere Williams e cioccolato, copioso nel suo gusto avvolgente e coinvolgente.
La cantina propone vini locali alla bottiglia: avremmo voluto vedere qualche proposta al bicchiere, ma si sa, è modesta esigenza del viaggiatore scribacchino, goloso del poco e proibito al tanto. Il conto – deogratia - valicherà appena i 35 euri, ma solo se affronterete l’intera galoppata.

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