Al Vèdel, Colorno PR [7.2]
Colorno è una di quelle epifanie sempre un poco stupefacenti che l’Italia “di mezzo” offre al viaggiatore. Quell’Italia arroccata un po’ più in là rispetto alla Strada Maestra, e che richiede necessità o molto tempo per essere trovata. Eppure Colorno da molti anni vuole farsi trovare: un diorama semplicemente perfetto di un intera stagione storica, politica, sociale di questo nostro sghimbescio e bellissimo paese. La Reggia Farnesiana è un assurdo geografico: innestata su quel ponte a traverso, di proporzioni splendide seppur completamente fuori scala, in un luogo che non ha motivo di essere nella landa bassa parmense, abitata da uomini di sangue e di carne, e da monumentali culatelli curati come figli, e, quasi, chiamati per nome, uno per uno.
Dietro i fornelli gli abitanti del contado parmense riescono bene, fors’anche meglio dei cittadini: versano negli attrezzi di cucina quel loro empito un po’ esagerato e quella loro parlata eternamente arrotata e così disposta all’urlo. La Trattoria al Vedèl va cercata ancor di più. Stradine antiche, tagliate da stradine nuove e non segnalate conducono senza uscita a Vèdole, borgo di tre case, una chiesa e un’osteria genuflesse agli argini: veri dominatori del paesaggio.
L’ambiente ti accoglie rusticamente confortevole, e molto ben frequentato anche nel mezzodì: ed è facile scoprire perché quando ti siedi ai tavoli ben disposti ed accudito dal personale, solerte e sorridente. Avventori usuali, che si danno del tu con l’oste, ma anche viaggiatori di passaggio: che scoprono i culatelli DOP di prima e primissima scelta, i salumi e le proposte terragne e d’acqua. Tralascio le seconde per dedicarmi ad un fagottino di pasta agli spinaci con ragout d’agnello e salsa di blue stilton che si fa apprezzare per la composizione dei sapori, un po’ meno per centro ancora freddo. Pecca perdonabile di fronte alla spettacolare composizione di medaglioni di coniglio al curry con scaloppe di foie gras: soave, ben composto e ben realizzato, senza presentazioni velleitarie e stucchevoli ma di concreta e corretta esecuzione.
Il volenteroso sommelier ti proporrà un aperitivo, e potrai anche scegliere qualche bicchiere. Da segnalare la proposta di Riviera di Ponente Ligure Armeasco 2002 della cantina Guglierame. Un vino insolito da vitigno autoctono antichissimo e recuperato alla bottiglia, e che riporta sentori “diversi” e inattesi per un vino ligure.
Avrai la piccola pasticceria d’accompagno al caffè: varia e ben fatta.
Avrai diverse proposte tradizionali di primi, dai tortelli ai tagliolini con coniglio, avrai proposte di secondi di tradizione solidissima come la punta al forno e di varia ricerca come i piatti di pesce che asseggeremo la prossima volta. Perchè a fronte di un conto da 25€ (la galoppata completa ti costerà in degustazione 36 e 39€, di terra e d’acqua, oltre al vino) il sorriso s’allarga, e la voglia è quella di tornare.


descrizione superficiale di un professionista che non conosce bene il ristorante e si è limitato ad un rapido passaggio. Buone le paste, specie i tortelli di erbetta, ai funghi, di zucca. Da non dimenticare la spalla cotta con le verdure mostardate fatte anche su misura. E che dire del cotechino con zabaione! Potrei aggiungere molto altro. Buoni i vini, specie i locali. Aspetto l’assaggiatore ad un ulteriore passaggio. Da non dimenticare la simpatia di Marco e delle signore in sala.
La parola “superficiale” ha una valenza particolarmente negativa, che personalmente userei con maggiore circospezione.
Di contro si tratta per certo di una descrizione “parziale” – ed è ampiamente dichiarato nel testo – visto che non si può assaggiare tutto il menù: e ciò non ostante mi pare che il giudizio sia ampiamente positivo, sia nei toni che nella valutazione. Questa è l’impressione che ne ricavai seppur di passaggio, come peraltro una buona parte degli utenti di un ristorante…
ma dai, gianfranco, come non capire che il commento è positivo! mi meraviglio di lei!ha perduto la testa in quel di colorno?